Questi errori. Nel 2024.

Partiamo da un presupposto sano per avviare un discorso: errori arbitrali, anche evidenti e grossolani, non giustificano cattive prestazioni.

Questo è un postulato emerso dal tenore di molti commenti, soprattutto sassolesi, e giustificabile per chi voleva vedere una squadra dominare l’altra senza troppe scuse, dopo una stagione che richiede un riscatto che fatica ad arrivare.

A questo però aggiungiamone un altro, parimenti onesto, ovvero: cattive prestazioni, anche tragicomiche, non giustificano errori arbitrali.

Se il discorso è valido, deve valere in entrambi i sensi. Se non vogliamo leggere quanto visibile sul campo alla luce di quanto decide l’arbitro, dobbiamo staccare la correlazione tra le due cose e analizzare lucidamente entrambe, senza paura di dire male in nessuno dei casi. E sul Sassuolo del 23/24 si è detto tanto, e specialmente da noi.

Nessuno come noi, i tifosi neroverdi, è stato critico su questa squadra e su questa stagione. In un momento in cui qualcuno proclamava “calma e gesso” e le televisioni, così come la stampa, non si azzardavano a mettere il dito nella piaga della classifica avversa, la piazza sassolese, la piccola piazza fatta anche di tifosi in giro per il mondo, è sempre stata imbufalita contro le prestazioni e i risultati.

Che il Sassuolo giochi male si sa, lo afferma la classifica che dice che al di là dei valori delle rose, degli stipendi, dello storico e dell’esperienza, il Sassuolo è penultimo e quindi TUTTE le squadre tranne una sono attualmente meglio di lui. Lo dicono 30 partite di Serie A, senza scendere nei numeri. Lo abbiamo detto noi per primi, ma forse ogni tanto qualche tifoso lo dimentica.

Come può anche ignorare che il calcio sia fatto di episodi. Purtroppo è fattuale, in uno sport a basso punteggio ed elevate variabili non può che essere così. Compito degli allenatori, dei giocatori e del “piano di gioco” è di creare e utilizzare gli episodi: c’è chi si organizza per minimizzarli il più possibile e chi invece si prepara per sfruttarli bene. Ma tali rimangono.

Può succedere di sentirsi nel controllo dei 90 minuti e all’improvviso sbagliare un passaggio che crea una ripartenza, può succedere di non tenere l’uomo su un angolo, può succedere di inciampare, di prendere dieci pali, di non superare l’uomo. Con una differenza: un giocatore che sbaglia, non può tornare indietro e correggere l’errore.

Dalla stagione 2017/2018 gli arbitri lo possono fare, grazie al VAR. Attenzione, non grazie a una macchina speciale, ad un’intelligenza artificiale o altri. Grazie a un ALTRO ARBITRO che in una saletta con monitor in stile centro di controllo dei film americani può rivedere le immagini di decine di telecamere e sottoporre all’arbitro eventuali revisioni. Tutto secondo un protocollo chiaro e allo stesso tempo tortuoso.

All’inizio sembrò una rivoluzione, le polemiche si erano spente e tutto andava per il meglio, ma poi, come qualcuno aveva ipotizzato, qualcosa ha cominciato ad incrinarsi: revisioni poco chiare, episodi dubbi, tempi di decisione biblici tali da sconcertare il pubblico, migliaia di “rigorini” assegnati (culmine nella stagione 19/20 con ben 187 rigori assegnati, quasi uno ogni 2 partite) e poi alla fine anche errori. Errori grossi.

Il problema del VAR è che se prima l’arbitro poteva avere la scappatoia del “Non ho visto” ora non ha più nemmeno quello valvola, ma solo la burocratica via de “Il VAR qui non può intervenire”. Ma alla fine, vedi e rivedi le immagini, e il bruciore non fa che aumentare perchè la domanda è: ma se lo vedo io e lo vede anche l’arbitro, perchè nessuno fa qualcosa?

Oltre a questo va poi detto che è stata una stagione complicata per gli arbitri, tra voci di scandalo, polemiche e tutto quello che più si può aggiungere, persino con un tentativo, quello di OPEN VAR, che non sta servendo affatto a spegnere le polemiche. Anzi forse le amplifica pure.

Lasciamo perdere tutto il discorso social sui presunti favoritismi a determinate squadre, lasciamo perdere gli errori sempre più grossolani di gestione della partita, lasciamo poi perdere anche l’assenza di immagini chiare di labiali importanti mentre riusciamo a desumere perfettamente quello che si dicono De Rossi e Guendouzi o Tudor e Castellanos quando poco, pochissimo, ce ne frega. Arriviamo alla lotta salvezza.

La lotta salvezza non è una sfida come le altre, perchè è una sfida che si regge molto di più sugli episodi per un fattore determinante: le squadre sono più scarse.

Non sappiamo come dirlo in maniera meno drastica ma è così, non possiamo girarci intorno. Il Sassuolo di questo anno è scarso, fa fatica ad arrivare in porta e fa fatica a difendersi. La Salernitana è scarsa e ha esonerato più di un allenatore, il Cagliari lotta su ogni pallone da settembre, l’Empoli ha fatto 10 gol nel girone di andata, il Verona sfrutta al massimo ogni occasione che riesce a creare. Non stiamo parlando di squadre forti.

Le prime 8 squadre del campionato hanno realizzato in media 52 gol. Le ultime 8 (tra cui noi) nemmeno 30. Su 31 partite giocate, vuol dire che le squadre che lottano per retrocedere segnano a malapena un gol in media a partita. Capite quindi che l’impatto di annullare o convalidare un gol cambia da squadra a squadra. O detta in altri modi, le grandi squadre hanno la capacità di creare occasioni per “superare” gli errori arbitrali. Le piccole no.

Si può chiedere ad una squadra di essere “più forte degli errori arbitrali” se si cerca di vincere la Champions, se è in lotta per lo scudetto, se punta ad un piazzamento alto. Se cerca di salvarsi no. E attenzione perchè la serietà di un campionato dipende tanto da chi lo vince quanto da chi vi può partecipare.

Gli episodi contro il Sassuolo si sono registrati da tempo.

In Sassuolo-Fiorentina viene annullato un gol a Thorsvedt in maniera allucinante, ma la squadra riesce comunque a vincere (grazie anche ad un rigore parato da Consigli, che per un attimo si prova persino a far ripetere).

In Sassuolo-Frosinone all’ultimo viene concesso un rigore a dir poco generoso. Cheddira sbaglia e anche qui ci abbracciamo tutti perchè va tutto bene.

In Sassuolo-Udinese è evidente come manchi il secondo giallo a Bijol per una trattenuta ed è addirittura penoso il tentativo dell’arbitro di riprendere la gara ammonendo un giocatore del Sassuolo in un delirio di potenza e mitomania per la serie “so io cosa è successo e voi no”.

Contro la Salernitana ricorderete bene. Rigore più che dubbio, gol del pareggio da annullare in maniera evidente e conclamata dallo stesso OpenVAR. Due gol, non uno. In una sfida non come le altre.

Dove vogliamo arrivare? C’è un complotto? Ma assolutamente no.

Anche il Sassuolo ha beneficiato di episodi, si veda il rosso mancato a Berardi. Anche dirette concorrenti del Sassuolo sono state penalizzate, si veda il fallo di Bastoni su Duda del Verona. Non siamo qui a dire che vediamo malafede.

Siamo qui a recriminare attenzione. Certe partite sono più importanti di altre, ma per buona parte dei media non è così. Una lotta salvezza così aperta non si vedeva da tempo, così come una lotta per le posizioni europee. Al di là dell’assegnazione del titolo, possiamo dire che tutti gli altri verdetti sono ancora da decidere e questo dovrebbe essere un vanto, un campionato bilanciato è un campionato più spettacolare. Se però questa è la gestione arbitrale…e se questo è il livello di attenzione mediatica…

Così si rischia di rovinare tutto. Così si dà voce a chi sostiene che “chi più protesta, più viene ascoltato”. Per la prima volta in undici anni di serie A un dirigente del Sassuolo ha parlato al posto dell’allenatore nel post partita, segno certo di tensione ma anche di come la misura sia colma e si sia pericolosamente tornati al far west pre-VAR.

Gli arbitri devono tornare ad arbitrare, ormai è evidente che il “lasciar correre, che tanto poi nel caso il VAR interviene” porta a cortocircuiti che non fanno che far arrabbiare il pubblico. Altri errori non si possono più accettare, non si può più accettare che il protocollo sorpassi le immagini, chiare ed evidenti.

Dall’altra parte i tifosi del Sassuolo devono tifare il Sassuolo per quello che è: una squadra debole, che contro l’ultima in classifica si gioca la partita perchè è penultima e quindi non può dominare. Perchè il Sassuolo di questa stagione non domina nessuno e non ha di certo la forza per andare contro agli episodi, a prescindere da come essi si generino.

Per salvarsi non basterà niente, non basterà il buon gioco, gli episodi a favore o gli arbitraggi corretti. Servirà tutto questo assieme, oltre che una buona dose di sconfitte delle dirette concorrenti. Servirà tutto. Servirà un miracolo.

Mettiamocelo in testa e non pretendiamo l’impossibile.