Perché (davvero) tutti odiano il Sassuolo?

In questi giorni tremendi per il tifo neroverde si comincia a vedere la realtà spesso celata di certi aspetti e certe vicissitudini. Una su tutti, che tutti odiano il Sassuolo.

Ma come?” dirà qualche lettore sorpreso “ma è la squadra simpatia, la seconda squadra di tutti. Quella che lancia giovani italiani e che mantiene un bilancio in ordine al contrario delle big”. La verità è che c’è solo un lettore che può dire questo, ed è Giovanni Carnevali, l’uomo che ha creato questo progetto.

Per chi è di Sassuolo, per chi tifa Sassuolo, si sa da tempo che il Sassuolo è antipatico a tutti. Non era così, non è sempre stato così. C’è stato effettivamente un tempo in cui il Sassuolo “giovane e italiano” arrivava in Europa, faceva sognare tutti i tifosi perché nel calcio tutto era possibile. Il tempo del “Leicester d’Italia”, del progetto serio, delle infrastrutture all’avanguardia.

Questo tempo è finito, ma non bruscamente. Non immaginiamoci un evento scatenante, un attimo che sancisce un prima e un dopo. E non immaginiamo questo odio sconnesso all’interesse precedente. Tutto è parte dello stesso processo, tutto ha un senso, tutto ha una spiegazione.

Ci ha provato anche Rivista Undici, una delle più prestigiose in Italia nel riportare opinioni di calcio, a spiegare il motivo di tutto questo odio e ci è andata molto vicino. Ha individuato giustamente alcune cause, una su tutte la smania di Carnevali nello sbandierare cose solitamente poco sgradite come i soldi e le plusvalenze. O in generale il benessere e l’opulenza.

L’odio verso il Sassuolo è un riflesso dell’odio verso il capitalismo?

Sì, ma non solo. Magari, verrebbe poi da dire, visto il successo indiscutibile e apparentemente infallibile del modello economico. Il Sassuolo ha avuto gloria ben più breve, se quest’anno andrà come sembra andare.

L’odio verso il Sassuolo parte da lontano, ha una storia che comincia come un incendio in un bosco da una piccola fiammella. Ci sono però tante fiammelle sulla strada che si incontrano tra di loro, si danno mano a vicenda, si ingigantiscono e alla fine diventano un fuoco inestinguibile.

C’è la questione stadio “rubato” alla Reggiana. C’è la difesa del giocatore più discusso degli ultimi 10 anni in Italia (scusa Mario, sei vecchio). C’è la questione plusvalenze e la grande esposizione mediatica di Carnevali. Ci sono gli incontri con le big, con l’incredibile compresenza dello “Scansuolo” e del “Ammazzagrandi”. Il Sassuolo di Schrodinger.

Ci sono queste cose, e nella loro incoerenza possiamo capire che contano forse in parte, ma che una conta più di tutte.

Che i tifosi del Sassuolo sono pochi.

Lo si legge dai commenti, lo si capisce chiaro e tondo. Si cerca di analizzare altre cose, di scovare aspetti più intellettuali, ma non c’è niente di più evidente e al contempo intellettualmente calcolabile del fatto che l’odio verso il Sassuolo è la naturale manifestazione dell’odio del genere umano verso i “pochi privilegiati”.

I tifosi del Sassuolo non esistono, ma non come il Molise che certamente soffre per queste battute ma certamente non è odiato. I tifosi del Sassuolo non esistono e al contempo non dovrebbero esistere, perché sono per loro natura non etici. Il Sassuolo è il “prodotto di un esperimento“, è artificio e non natura.

Primo passo: la disumanizzazione.

Fondamentale per odiare qualcuno è il renderlo diverso da me, etichettarlo come qualcosa di “alieno”. Un gioco che l’umanità ha già visto con le razze, la cultura e tanti altri esempi. Contro chi “non è umano” non mi sento in colpa a sfogarmi, perchè non sto facendo niente di male, anzi.

A questo punto basta solo attribuire a questa minoranza una colpa specifica, con un collegamento logico e semplice, lineare e non complesso. E con il Sassuolo il collegamento è facile, perché di soldi il Sassuolo ne parla fin troppo.

In Italia non si può parlare di soldi, non si può sbandierare il successo economico perché è automatico far scattare l’invidia sociale. Se uno ha i soldi, automaticamente li deve aver rubati, per un processo logico per cui se io CHE LI MERITO non ce li ho, allora chi ce li ha li deve aver per forza fatto qualcosa di scorretto. E così scaviamo nei bilanci, nelle magagne e negli affari di tutti quelli che hanno un patrimonio superiore per trovare la scorrettezza.

Ma il rapporto del calcio con i soldi è ancora più malato, o meglio più diretto.

Perchè i soldi sono la rovina del calcio, tranne quando ovviamente li uso io. Non è un problema se il Parma, la Sampdoria, la Cremonese o il Como hanno un monte ingaggi superiore a squadre di A. Non è un problema quando il “mio presidente” mi compra il campione. I soldi rovinano il calcio perchè sono gli altri che ne hanno di più e mi rubano i giocatori. Giocatori stessi che se mi lasciano per un milione in più passano dall’essere volontari della Croce Rossa a mercenari.

Poco conta che il Sassuolo abbia raggiunto con merito i risultati, poco conta che abbia cresciuto una buona fetta dei giocatori oggi in nazionale. Lo ha fatto con i soldi, ci ha fatto dei soldi, quindi lo ha fatto in maniera sporca. Anzi lo ha fatto proprio alimentando il circolo vizioso dei soldi gonfiati, lo ha fatto impoverendo le altre squadre, togliendo qualcosa non si sa bene come.

Cosa c’è di diverso dai “plutocrati” contro i quali dichiaravamo guerra nel 1940, da quella finanza che controlla il mondo da Davos e che ha manipolato la crisi economica. In piccolo, in qualcosa di molto più semplice e per fortuna innocuo, ma il Sassuolo ha rappresentato questo.

Una società che ha comprato uno stadio da una squadra fallita e un comune sull’orlo del buco di bilancio. Quindi non un salvatore, uno speculatore! Era meglio che venisse demolito il fu Stadio Giglio! Una società che ha manifestato vicinanza e amicizia ai potenti, ma senza esserlo. Perchè il Sassuolo è piccolo e quindi posso sfogarmi senza paura di ritorsione.

Il Sassuolo è la rovina del calcio, non i club indebitati o comprati da proprietari inesistenti che passano di mano in mano in assemblee di azionisti e continuano a indebitarsi. Ovviamente quelli no, perchè se scrivo contro le big poi mi prendo i commenti contro. Tanti commenti contro.

C’è una componente ovvia di vigliaccheria nell’odio contro i neroverdi, perché so che non avrò mai ripercussioni reali. Il Sassuolo stesso come società non ha mai fatto nulla né per difendere i propri tifosi (a livello di immagine) né per difendere la propria immagine, anzi. Diciamo tranquillamente che di fronte all’incendio, i pompieri non sono mai arrivati.

Ed ecco creato il connubio perfetto. Un capro espiatorio, rappresentante dei privilegi economici che mi costringono alla miseria economica e sportiva. Il Sassuolo toglie posto alla mia squadra (un po’ come una volta si diceva che l’Udinese toglieva un posto in Europa), quindi LA COLPA È DEL SASSUOLO se la mia squadra marcisce in B o C. Non certo della mia proprietà che non sa stilare un bilancio, dei miei giocatori che hanno i piedi quadrati. La colpa è del Sassuolo perchè ha avuto successo e io no.

Invidia sociale, ma come detto non solo. Non è solo questo, non paragoniamo il Sassuolo a Chiara Ferragni o Flavio Briatore, esempio non di personaggi “buoni” ma di personaggi oggettivamente presi di mira da questa critica economica a volte anche per concause loro.

Come detto, c’è qualcosa di più bestiale, di più recondito, qualcosa sepolto in un passato di cento anni ma che riaffiora sempre.

Contro i tifosi del Sassuolo ci sono i classici comportamenti dell’odio verso le minoranze, dei “pochi ricchi” presi come espiazione della povertà dilagante. Di una soluzione perfetta in cui la persona a cui dare la colpa non può reagire, perché numericamente inferiore

Non è il solo godere del Sassuolo in B, basta leggere per accorgersi che la questione è l’esistenza stessa del Sassuolo. Un odio talmente espanso che probabilmente rimarrà anche in serie B o inferiori dal momento che è stato canalizzato su questo aspetto.

Non forziamo il paragone, ovviamente non stiamo dicendo che l’odio verso il Sassuolo e i suoi tifosi è qualcosa di paragonabile alle vergogne novecentesche. Stiamo dicendo che la matrice, le motivazioni di questo odio hanno questi punti di contatto e queste spiegazioni che se saltuariamente nella storia e nella società, nel grande come nel piccolo, rispuntano fuori.

L’odio verso il Sassuolo è semplicemente umano, naturale, perchè attinge a quella inciviltà che rende impossibile la convivenza e porta al conflitto in tutti i modi. Un odio sistematico, non singolo, non circoscritto o personale, qualcosa che si autoalimenta e alla fine ci ricorda che l’uomo è fatto per le cose migliori e le cose peggiori.

Non è il Sassuolo che ha perso la sfida del “calcio dei grandi”, è il calcio che ancora una volta ha perso un’occasione per diventare un posto migliore. Perché la meritocrazia è la cosa migliore, finché non ci toglie il posto.