La Salvezza: Sassuolo Genoa 4-2

Sono passati esattamente 10 anni.

Era l’11 Maggio 2014 e il Sassuolo calcio conquistava la sua prima salvezza nel massimo campionato italiano. Sul campo, sul suo campo, proprio contro un Genoa che oggi come allora non aveva molto da chiedere al campionato. Senza alcuna polemica. Perché oggi come allora le ultime giornate di campionato erano ricche di quella mistica imprevedibilità dovuta alla rilassatezza delle big.

Come era arrivato il Sassuolo a conquistare la salvezza, quella è una storia da approfondire in altre sedi e con altri tempi. Quello che ci interessa qui è semplicemente il contesto che ha portato alla partita.

Il Sassuolo alla 27esima giornata era ultimo a 18 punti. Ne conquista 10 in 8 giornate e arriva a 28 punti, pari al Bologna quartultimo. Livorno e Catania sembrano condannate e l’1-0 firmato Berardi ha messo nei guai anche il Chievo ora a 30 punti. Sembra incredibile, ma il Sassuolo può vedere la luce.

Il miracolo arriva alla giornata 36, proprio la terzultima. Il Bologna si ferma sullo 0-0 contro il Genoa, il Chievo concede la vittoria al Torino per un autogol, ma sono tutti molto rilassati perché lunedì sera alle 19 il Sassuolo affronta la Fiorentina in trasferta.

Sotto una Fiesole ammutolita, Berardi ne segna 3, Sansone 1, Pegolo ne evita uno bello grosso e il Sassuolo vince contro ogni pronostico 3-4 contro una viola abbastanza sicura del posto in Coppa UEFA.

La classifica si ribalta e dice Sassuolo 31, Chievo 30 e Bologna 29. Improvvisamente a due giornate dalla fine, a soli 6 punti rimanenti, si presenta l’incredibile occasione di salvarsi con una giornata di anticipo. 

Il calendario è la chiave: il Sassuolo affronta il Genoa, ma il Bologna affronta il Catania a 26 punti. Il Bologna deve vincere e si capisce, ma anche il Catania deve vincere e sperare che il Chievo perda per poter andare a -1 dalla salvezza. Il Sassuolo non è interessato al Chievo, è sufficiente una sconfitta del Bologna per metterne dietro abbastanza a 4 punti.

Va detto e sottolineato. Senza la contemporaneità delle partite, staremmo parlando di un’altra storia.

Una storia che comincia alle ore 15 di domenica 11 maggio su 6 campi in contemporanea.

Di Francesco sceglie ovviamente il 4-3-3, dopo una fase di metà campionato in cui aveva vacillato verso un 3-4-3 difensivo. Gli uomini sono un manifesto della stagione: in porta Pegolo, eroe di Firenze. Antei e Cannavaro sono la coppia centrale, con Acerbi non disponibile. Sulle fasce a destra c’è Aleandro Rosi e a sinistra Reto Ziegler, due nomi che bastano da soli. Il centrocampo è presidiato da Brighi, Magnanelli e Biondini, per non far passare nulla. In attacco ovviamente Berardi, ma Floro Flores accanto a Zaza, largo ma non troppo.

Il Genoa è in un momento balneare e lo si capisce non tanto dalla formazione ma dalla panchina. Perin in porta, Antonini, Gamberini e Burdisso in difesa, Vrsaljko (quello) e Antonelli larghi, Cabral e Bertolacci al centro. In attacco Centurion, Calaiò e nientepopodimeno che Alberto Gilardino.

Allena Gian Piero Gasperini, forse lo avevate rimosso, e si porta in panchina due portieri e Marco Motta, Allan Blaze (oggi alla Vibonese), Giacomo Lucarini (alla Concorezzese), Luca Tagliavacche (oggi all’ASD Genova, dilettanti) e Paulo Sokoli (in Svizzera).

Champagne.

Il clima è a dir poco festoso all’ingresso in campo con “Where the streets have no name”. I giocatori sono rilassati, la curva è piena e neroverde mentre quella avversaria è mezza vuota. L’amore non si era ancora guastato.

La prima partita a sbloccarsi è proprio la nostra, e in nostro favore.

Al 16 minuto apertura ampia di Berardi per Floro Flores che approfitta di un Burdisso decisamente rilassato, lo avvolge, gli danza attorno come un serpente e conclude con botta di destro sul secondo palo. Lo stadio esplose, Sassuolo avanti 1-0 e teoricamente già salvo.

Qualche minuto dopo infatti sono le 15:21 e Monzon porta in vantaggio il Catania sul campo del Dall’Ara. Una punizione oggettivamente strana, una barriera discutibile e un Curci che non fa una figura eccelsa: mancino forte e rasoterra sul secondo palo che nessuno si aspettava, ma forse poteva

Il Sassuolo continua ad attaccare e in maniera anche spettacolare, Berardi arriva due volte vicino al gran gol ma basta una ripartenza del Genoa a rimettere tutto in discussione. Vrsaljko arriva in area, Manganelli lo tocco e il croato oggettivamente per il bene che gli vogliamo si butta. Gervasoni indica comunque il dischetto, va Gilardino ma Pegolo para! Calaiò di testa arriva sulla ribattuta e fa comunque 1-1.

Intanto il Chievo è andato sull’1-0 ed è auspicabile che ci rimanga. Negli spogliatoi quindi il Sassuolo non è salvo, anzi è a 2 punti sia da Bologna che Catania, con il Chievo sopra a 33. Il punto è che questa partita è abbastanza decisiva.

Dalle facce non si nota, ma calcoli alla mano i neroverdi sono nella paradossale situazione per cui o si salvano con una giornata di anticipo, o è molto difficile salvarsi. L’ultima giornata è contro il Milan a San Siro mentre il Catania ha l’Atalanta e il Bologna ha la Lazio. A due punti sopra, in caso di sconfitta contro i rossoneri saremmo esposti al doppio sorpasso.

La partita non si sblocca, il Sassuolo attacca ma comincia ad esserci frustrazione. Entrano Mendes e Sansone per Rosi e Brighi: Di Francesco passa a uno spregiudicatissimo 4-2-4 con Zaza, Floro Flores, Sansone e Berardi davanti e una difesa che si copre con un finto terzino, con Ziegler capace di alzarsi mezzala in un 3-3-4 di costruzione. Classic Difra.

Arriva il minuto 66 e finalmente accade l’episodio. Angolo di Berardi battuto corto, Biondini la spizza e sorprende tutti facendo carambolare la palla in porta tra Perin e uomo sul palo. Biondini, l’uomo dai capelli sciolti e i pantaloncini a vita bassa che esulta per tutta la lunghezza della tribuna, fa esplodere lo stadio. Attenzione però agli ultimi minuti.

Al 76’ palla alta che Pegolo respinge disturbato da Gilardino e Cannavaro, sulla respinta si avventa Cabral che tira dritto per dritto. Ci sarebbe Cannavaro sulla traiettoria, ma Gilardino ci mette letteralmente lo zampino e alza la palla in rete.

Non ci sono immagini sufficienti, non c’era ovviamente il VAR, ma è persino possibile che Gilardino fosse in fuorigioco. Nel momento del tiro di Cabral, infatti, sembra leggermente dietro con il suo piede destro rispetto a Pegolo, il che lo porrebbe dietro al penultimo uomo visto che Cannavaro è dietro. Ci sarebbe poi da valutare il piede di Ziegler…polemiche che fortunatamente abbiamo tolto e che all’epoca non influirono.

Ma la situazione non è bella, perché tre minuti dopo anche il Bologna pareggia. Dopo aver giustamente recriminato per una traversa e un mani in area di rigore (anche qui, altri tempi) Morleo trova un gol da cineteca che dall’angolo sinistro dell’area si infila a giro di esterno sul secondo palo. Ma c’è qualcosa di strano…

Il gol porta il Bologna ad un punto solo dal Sassuolo, come all’inizio visto che entrambi pareggiano, e condannerebbe il Catania. Inoltre c’è il serio rischio che il Catania crolli visto che la vittoria del Chievo ormai non in discussione all’80esimo minuto renderebbe vana persino la vittoria. Eppure c’è molta tensione, comprensibile.

E a Reggio si continua a giocare e il mister si gioca la carta Missiroli al minuto ‘84: non avrà nessuna relativa influenza, ma dice bene del tentativo anche psicologico di trovare una svolta. E la svolta arriva due minuti dopo: palla deliziosa di Magnanelli con Zaza che finta l’interesse e lascia scorrere alta per Sansone. Il numero 17 con cattiveria calcia palla e difensore, insacca e a momenti non esulta nemmeno come per dire “era ovvio no?”. 

Quasi contemporaneamente è successo l’incredibile a Bologna. Un angolo dei rossoblu finisce in una ripartenza del Catania che non si sa bene come Gonzalo Bergessio infila sul primo palo di potenza.

Ininfluente ai livello dell’esito, ma per affermare la straordinaria sicurezza con cui il Sassuolo è sceso in campo, su ribattuta arriva anche il 4-2 di Floro Flores che da ex non esulta. Tripudio dei tifosi sugli spalti, mentre la decina di genoani intona “andate a lavorare” a una squadra che ancora non lo sa, ma è destinata a non fare nulla di rilevante in campionato per altri 10 anni.

Il triplice fischio non è garanzia, ma il Bologna dovrebbe ribaltarla completamente nel recupero. Zaza si abbandona già ad un urlo e a quello che sembrerebbe un pianto, Eusebio è serio, raccoglie “cinque” e complimenti, ma chiama tutta la squadra vicino al limite dell’area di rigore, tra curva e spalti. Il momento è quello delle radioline, ci sono già le app ma la contemporaneità la può garantire solo l’etere.

I fotografi si raccolgono a formare due cerchi concentrici da cui sbuca Ciro Polito sopra le schiene dei compagni. Si fa il countdown, sono tutti attorno a Marco Nosotti in collegamento con Bologna che alla fine del conto alla rovescia, quando già è partito il primo scatto di gioia strozza con un “che succede? che succede?” ma poi subito aggiunge un “è finita” che libera ogni freno.

I giocatori si abbracciano, qualcuno sembra tirare fuori dello spumante, in mezzo cominciano a vedersi anche volti che non sembrano di calciatori ma di imbucati. La squadra va verso la curva che sventola e urla. Di Francesco abbraccia tutti, abbraccia Bonato, poi Rossi e infine anche Giorgio Squinzi arrivato a bordocampo. Poi prende la via degli spogliatoi.

La festa andrà avanti tutto il pomeriggio, ma non arriverà in centro come la promozione. Il sapore è diverso, non è quello di un successo o di una vittoria, ma di un primo gradino. L’impressione riguardando i volti di allenatori e dirigenti è quella per cui si fosse raggiunto sì un obiettivo, delicato e imprescindibile, ma come se quell’obiettivo fosse solo parte di un percorso più grande.

La storia prosegue, i corsi e i ricorsi si susseguono. Se aveste letto questo articolo 3 anni dopo avreste pensato a un Sassuolo in Europa e un Chievo scomparso. Dieci anni dopo è il Bologna a guadagnare l’Europa principale, mentre il Sassuolo lotta proprio con quel Davide Ballardini. Tra quindici o vent’anni quindi cosa penseremo di questa partita?

I ricordi possono sembrare spesso la fine o l’inizio di qualcosa. La verità è che sono semplicemente parte di una storia, e che comunque andrà, rimarranno indelebili per chi li ha vissuti.