La retrocessione del Sassuolo è un fallimento tecnico

Quello che già da un po’ sapevamo, alla fine è successo: il Sassuolo è retrocesso in serie B.

La matematica non si è ancora espressa del tutto, ma è sempre lei che ci dice che AL MASSIMO il Sassuolo concluderà la stagione a 32 punti, ovvero 2 in meno di quando si salvò dieci anni fa. Certamente il Sassuolo concluderà la stagione con oltre 70 gol presi (siamo già a 74) e difficilmente arriverà a segnarne 50: la differenza sarà di circa 30 gol, e potrebbe essere un record visto che furono 30 nell’anno di Bucchi/Iachini e 29 al primo in A.

Sì ma cosa cambia rispetto a queste brutte annate? Questa affermazione potrebbe anche avere una sua logica, non potrebbe essere che dopotutto ogni tanto anche al Sassuolo capiti una annata storta? Non è forse accettabile sudarsi una stagione su 3 di Serie A quando si è un club di provincia?

Questa è la prima narrazione da smontare, perchè il Sassuolo di quest’anno non è stato allestito per una anche solo rischiata retrocessione.

Sono circa 34 i milioni spesi sul mercato estivo, senza contare premi ed eventuali futuri bonus e riscatti: 6 milioni per Bajrami, 7,5 per Volpato, 2,5 per Missori, 6 per Boloca, 3 per Lipani, 6 per Mulattieri e 2,25 per Racic. Non contiamo i prestiti di Viti, Vina e Castillejo solo per una questione economica, ma dopo ci ritorneremo.

Sono numeri ufficiali, da bilancio, che possiamo confrontare con altri club, dalla fine all’inizio della classifica.

La Salernitana ha speso 28 milioni, di cui la metà per il riscatto di Dia. Il Frosinone 2,5 milioni in TUTTO (molti prestiti, Marchizza il più pagato), l’Udinese 28 milioni, il Lecce 21, il Cagliari 23, il Verona 6 milioni, l’Empoli 9.

Il Genoa ha speso 34 milioni, il Torino 45 e il Monza 43. Come vedete i numeri di Sassuolo (e Udinese) si avvicinano molto di più a chi allestiva una rosa per entrare nella parte sinistra del campionato rispetto a chi provava a salvarsi.

Poi c’è il tema stipendi: con 35 milioni lordi, il Sassuolo è il decimo club per monte ingaggi, staccando di oltre 10 milioni compagini come Empoli, Verona, Lecce o Frosinone. Per darvi un’idea, se l’Udinese prendesse Dybala o Leao o Thuram, avrebbe comunque un monte ingaggi inferiore al Sassuolo.

Sia chiara una cosa: il Sassuolo ha speso questi soldi perchè li aveva, non contestiamo questo equilibrio di bilancio, perchè ovviamente l’elasticità di spesa è anche figlia della bravura a vendere e del budget fornito.

In realtà poi contestiamo anche questo: il bilancio neroverde chiude al 31 Dicembre 2023 con un rosso di 7 milioni, quindi l’equilibrio c’è stato fino ad un certo punto. Niente di grave, un bilancio in rosso è ordinaria amministrazione per un club di Serie A, ma palesa una cosa, cioè che il Sassuolo ha speso e investito.

Sul niente.

Analizziamo le spese sostenute (dicasi acquisti).

Bajrami 15 partite da titolare (41%) in A, con 2 assist e 2 gol. Volpato 4 partite e un gol, Missori mai titolare, Boloca 23 (63%) e un gol, Lipani 4 partite, Mulattieri mai titolare e nessun gol da subentrato, Racic 7 partite con un gol e un assist. Aggiungiamo anche le 11 presenze titolari di Viti, le 13 di Vina (su metà campionato) e le 6 Castillejo senza assist e gol.

Tradotto: 34 milioni per due titolari (di cui uno è Vina ed era gratis), 5 gol e 3 assist.

La domanda che uno può porsi a questo punto è “quanti mercati può sbagliare una squadra in serie A?”. Non lo sappiamo, ma sappiamo che non è il primo sbagliato dal Sassuolo.

Lancette indietro al 22/23: 20 milioni per Pinamonti e i suoi 5 gol, 12 milioni per Augustin Alvarez per 1-1-1, cioè una partita da titolare, un gol e un assist, 10 per Thorstvedt con all’epoca 13 partite da titolare, 2 gol e un assist, 10 per Laurientè con 27 partite da 7 gol e 6 assist, 6 milioni per Antiste e un gol in soli 52 minuti giocati.

Sono 58 milioni per quelli che almeno sono 2 titolari (Pinamonti e Armand) e 16 gol. Neanche tanto male.

Ma se andiamo sul 21/22? 12 milioni per Matheus Henrique che giocò 10 partite da titolare con un assist, 5 per Ruan visto a gennaio e mai titolare, 1,5 per Harroui e le sue 3 partite da titolare. Pochi soldi, alla fine, ma anche qui per chi?

In quella stagione gli undici giocatori più utilizzati non erano nuovi acquisti. In quella successiva ce ne erano 3. In quella attuale 2. Alla fine, di tutti gli acquisti effettuati in questi tre anni sono stati ben 7 ad entrare tra gli undici più utilizzati nella stagione corrente, ma l’impressione è che lo abbiano fatto senza mai una reale concorrenza ma solo perchè comprati al posto di una cessione.

Pinamonti è arrivato al posto di Scamacca e tra Mulattieri e Alvarez non ha mai avuto concorrenza. Laurientè per Traore/Boga e si è giocato il posto con Ceide, Erlic al posto di Chiriches e in ballottaggio con Ruan, Thorstvedt, Henrique e Boloca al posto di Lopez, Locatelli e Frattesi e in ballottaggio praticamente con nessuno.

Possiamo anche dare un occhio critico a tutti quei giocatori che nemmeno De Zerbi è riuscito a valorizzare: Bourabia, Di Francesco, Brignola, Haraslin, Muldur, Ahyan, Schiappacasse. E abbiamo tolto Ceide e Bajrami perchè arrivati a gennaio…

Un elenco lungo e tragico che ci dice una cosa: il Sassuolo di mercati ne ha sbagliati molti.

C’è poi un’altra narrazione, che vuole il Sassuolo retrocesso perchè “non ha un’anima” o perchè non ha la “piazza” che deve avere una grande squadra. 

Sull’anima non si può discutere, è un argomento abbastanza inappellabile da circa 3000 anni quindi non è che si possa dimostrare più di tanto. Si può forse fare un lungo elenco di giocatori “bandiera” che non hanno trovato posto, per un motivo o per un altro, in alcuni quadri dirigenziali. Pensiamo a Missiroli prima integrato nello staff e poi uscito, a Magnanelli che ha colto opportunità ghiotte fuori, a Peluso oggi nel Monza, a Pomini, Masucci o altre figure di spicco a quanto sappiamo mai contattate. Persino personalità amate come Cannavaro (vice del fratello oggi a Udine), Floro Flores, Troianiello o altri che possono venire in mente. Da un lato forse la vittoria della meritocrazia, dall’altro forse un punto per i sostenitori dell’anima.

Contestiamo apertamente la narrazione del seguito.

Statisticamente c’è una correlazione negativa tra pubblico presente e prestazione del Sassuolo, questo se guardiamo indicatori di performance come gli expected goals: nelle partite con più seguito il numero di xG creati dal Sassuolo cala, sia in casa che in trasferta. Abbiamo tenuto separate le due metriche visto che in casa la media pubblico oscilla sempre tra i dieci e i ventimila spettatori, mentre fuori raggiunge livelli molto più alti.

A dimostrazione di questo c’è anche la tendenza (sempre legandoci a questa stagione) per cui il Sassuolo pareggi le partite con meno pubblico. Le partite finite con la X hanno un pubblico del 10% inferiore rispetto a quelle vinte in casa e del 50% inferiore rispetto a quelle vinte in trasferta.

Il numero è simbolico, parla solo di questa stagione, ma smentisce che al Sassuolo “il pubblico faccia bene”, anche in casa dove questo parametro può essere più significativo. Spesso si parla dell’influenza di giocare o meno in casa, del calore del pubblico, ma in una stagione in cui Salernitana e Frosinone lottano per non retrocedere non dovrebbero servire modelli matematici.

Colpa del Sassuolo può essere piuttosto essersi fatti prendere da questa narrazione.

Quella per cui il calcio è delle “piazze importanti”, quella per cui il tifo è un dovere e quando si gioca male servirebbe più supporto da parte dei tifosi. Quella visione oggi dominante sui social ma che non trova alcun riscontro nella realtà, dal momento che sono spesso i calciatori stessi a testimoniare di fare di tutto per “isolarsi in campo” e non avere distrazioni.

Non è per la mancanza di un’anima che il Sassuolo è retrocesso. Non è per la fine di un sogno o per lo spegnimento di una fiaccola. Non è nemmeno per il disinteresse della proprietà, che magari qualcuno ipotizza erroneamente da quando ci ha lasciato il Patron. Non è il tifo, non è lo stadio, non è il calendario, non sono gli episodi o gli arbitraggi.

Il Sassuolo è retrocesso per una serie, lunga, di scelte tecniche sbagliate riguardo i giocatori e gli allenatori, nonostante una sedicente programmazione e una scelta “della persona prima che del calciatore”. Per questo e non per altro. Succede, e l’importante è farne tesoro.

Perchè è proprio da un progetto tecnico che potrà ripartire per tornare ad ambire a ciò a cui ci aveva abituato. Da questo e non da altro. Perché del resto lo ha già fatto più di una volta.