Come gioca il Sassuolo di Ballardini?

Sono passate 3 partite dall’esordio di Davide Ballardini sulla panchina del Sassuolo ed è tremendamente presto per poter trarre delle idee sul gioco proposto dall’allenatore romagnolo.

Un totale di 270 minuti non può certo dire tutto, ma è anche vero che di minuti ne mancano 810 alla fine della stagione e quindi che i tempi siano stretti tutti lo sanno e tutti lo accettano. Lo sa in primis il mister che infatti ha già provato ad apportare dei cambiamenti alle indicazioni tattiche di Dionisi.

Sappiamo poi che il principale fattore su cui agire era ed è la mentalità, e per questo proveremo ad analizzare anche cose fuori dal contesto tattico per provare a capire cosa è cambiato. Una pausa nazionali in questo momento sarà occasione per noi di analizzare e per Ballardini di provare a migliorare. Sarà l’ultima pausa prima della corsa finale che si concluderà il 26 maggio.

L’ORGANIZZAZIONE DIFENSIVA

Una delle prime scelte di Ballardini è stata dare continuità ad Andrea Consigli, al pari di quanto già fatto da Dionisi. La scelta del portiere veterano a discapito del più giovane Cragno era stata criticata da molti, anche fuori dal contesto sassolese, per i numeri e per la prospettiva che Consigli non sembrava più garantire. Nella conferenza stampa di presentazione Ballardini ha risposto direttamente a questa domanda, facendo capire che lui il problema non se lo era mai posto e che la soluzione era ovviamente la titolarità di Consigli.

Davanti a lui c’è stata invece un’esclusione chiesta a gran voce, ovvero quella di Ruan Tressoldi. Il brasiliano era stato impiegato titolare per 15 partite su 24 con Dionisi, per un totale di 1.220 minuti. Era il 12°giocatore impiegato praticamente a pari minutaggio con Ferrari. Nelle tre partite con Ballardini ha disputato in tutto 5 minuti, sul finale di Roma-Sassuolo.

La sua gestione assume quasi caratteri psicologici. Eravamo abituati a Dionisi che turnava spesso i centrali, addirittura cambiandoli a fine primo tempo forse nel tentativo di avere più freschezza. Ballardini ha sostituito i difensori solo due volte in queste tre partite: Kumbulla entrato sul finale di Frosinone e appunto Ruan contro la Roma. Ruan stesso era stato addirittura mandato in tribuna contro il Verona, in quello che ha il carattere di un percorso di espiazione: tribuna, poi panchina, poi 5 minuti in campo.

Una questione cardine era la scelta della difesa a 4 o a 3 e a questo Ballardini ha risposto prima a voce e poi sul campo, mantenendo il quartetto visto anche prima con Erlic e Ferrari e sulle fasce Doig e Pedersen. Una cosa diversa si è vista solo contro la Roma, ma non si è capito quanto per volontà e quanto per contingenza. La squalifica di Doig ha privato la squadra dell’unico terzino sinistro in rosa (ahi) e per questo Pedersen è stato adattato a sinistra e Viti è stato impiegato sul lato destro.

Nel naturale sviluppo dell’azione però si è visto spesso uno dei centrocampisti o dei laterali abbassarsi sull’ultima linea creando così un cordone di 4+1 uomini, ma non come ci si poteva attendere. Laurientè è rimasto spesso alto per dare profondità quindi non è stato Viti a diventare “da quarto a terzo” ma Pedersen che si accentrava lasciando scalare Defrel. Questo almeno nella maggior parte dei casi.

Al 70′ di gioco il Sassuolo non rinuncia a pressare alto, la linea a 4 rimane bloccata e l’esterno sinistro del momento (Volpato) si prepara a scalare e ad aggiungersi visto che l’opposto (Laurientè) è alto.

Quindi per troppi fattori dobbiamo ritenere straordinaria l’organizzazione vista contro la Roma e dobbiamo ritenere al momento confermata l’idea della difesa a 4 come principale impostazione a meno di sconvolgimenti. Arriviamo allora alla fase di possesso.

COME IMPOSTA ORA IL SASSUOLO

Su questo non è che ci siano stati grandi sviluppi, ma qualche cambiamento si può notare.

Le prime due impostazioni contro la Roma sono state due lanci lunghi persi irrimediabilmente, prima Consigli e poi Ferrari hanno cercato e non raggiunto la sponda di Pinamonti. Il piano comunque era evidente, di base la squadra si schiera con il 2-3 cioè i centrali intorno al portiere e i terzini alti in linea con il mediano. Il centrocampo si dispone in maniera totalmente verticale.

Per due volte invece che scegliere il 4-2-3-1, Ballardini ha preferito il 4-3-3 per dare maggior compattezza al centrocampo e intercambiabilità nei ruoli. Nel lancio lungo il terzetto è praticamente in linea: il mediano (Obiang) che si è abbassato, il centrale che sorveglia la zona (Racic), la mezzala che si alza per incunearsi nella sponda (Henrique). 

Se in fase di azione un mediano si abbassa, allora si creano due linee da tre con centrali e mediano e terzini e centrocampista. L’attacco è composto da punta, ali e mezzala. Il punto è che un modulo di questo tipo è un 4-3-3 un po’ “all’apparenza”: non regge due mezzali, la coesistenza tra Henrique e Thorstvedt è al momento esclusa.

Rimane comunque l’ossessiva ricerca del lancio lungo, sia esso dalla difesa o dai mediani, la teoria prevede di accorciare il più possibili il numero di passaggi e di linee. Il Sassuolo non si dispone per presidiare nessun area del campo, ma mantiene ampie distanze per provare ad approfittare degli spazi che cerca di creare.

La differenza con Dionisi è l’uso dei terzini, molto schiacciati quando guidava il gioco l’ex allenatore, ora invece più liberi di salire e provare a cercare il cross vincente.

Tutti ricorderete l’inserimento di Viti contro la Roma, ma anche contro il Frosinone vediamo Doig puntare l’area senza remore.

Al di là di questo, una volta che la palla arriva agli attaccanti, c’è ancora abbastanza libertà (o anarchia) nel decidere come gestire il pallone. Va detto che al momento il Sassuolo di Ballardini ha realizzato un solo gol, da un centrocampista, che può essere preso come manifesto delle volontà ma non è certo sufficiente a capire cosa vuole il mister.

Più deduzioni si possono fare dalla scelta degli interpreti.

LA VECCHIA GUARDIA

Abbiamo già parlato dell’esclusione di Tressoldi in favore della conferma di Ferrari. Non ci sono dubbi sul fatto che ad oggi Erlic sia il miglior centrale, ma qualche perplessità a questo punta la desta anche Viti. Saltuariamente si parla di problemi fisici, ma più volte ha dimostrato di reggere i 90 minuti partendo da zero. Il fatto che venga ormai impiegato come terzino dovrebbe porre ormai la questione su una bocciatura (ovviamente restringendosi a questa stagione).

A centrocampo la stella del momento non può che essere Uros Racic. Per lui con Dionisi c’erano meno di 400 minuti in campionato, cioè in pratica una media di 4 partite. Titolare con Bigica e ora da due partite anche con Ballardini, oggettivamente ha messo a segno un assist e un gol in queste semplici due partite. E sono anche gli unici due gol del Sassuolo nelle ultime 4 gare.

Su Thorstvedt avevamo già scritto e il suo buon momento continua, ma Racic sembra proprio il profilo perfetto per questo momento. Francamente vedendo quanto è adatto al gioco, non ci si spiega cosa non abbia funzionato con Dionisi. La continua ricerca di verticalità lo rende una fonte interessante di spunti, ma senza farsi ingannare dalla stazza: Racic non è così “difensore come si potrebbe immaginare dal fisico, e forse anche per questo gli è stato affiancato Obiang.

Era stato tentato Henrique come mediano in aiuto, ma gli evidenti errori hanno fatto capire una cosa già nota a chi lo osserva da due anni, ovvero che non è un mediano di copertura. E di fatto si pone in alternativa a un Thorstvedt molto in forma.

La scelta di Obiang e di Defrel dice molto del momento e di come il problema nell’ambiente sia prettamente psicologico. Sono due giocatori oggettivamente in fondo alle gerarchie e su cui a Gennaio si parlò anche di mercato. Defrel ha giocato 140 minuti su 455 totali nelle ultime due gare, Obiang prima dei 70 minuti contro la Roma si era visto solo per 10 minuti contro il Lecce.

Passano davanti a Boloca, in crisi di fiducia forse più che di prestazione, a Lipani, il cui impiego a metà tra Primavera e prima squadra non lo ha aiutato, Volpato, sempre brillante quando scende in campo ma oltremodo isolato nelle sue giocate, Castillejo e Bajrami, giocatori di esperienza che non sono riusciti ad incidere da esterni destri. In pratica vengono archiviati per vari motivi sia i giovani che gli esperti.

La vecchia guardia si carica tutto e tutti sulle spalle.

LE PRESTAZIONI

Tre partite e tre gol, due subiti e uno fatto. Finora solo 4 partite su 26 erano terminate con un “Under 1.5”, un 1-0 vittorioso contro la Fiorentina e tre sconfitte. Il clean sheet contro il Frosinone è il secondo in stagione. Non c’è molto da essere entusiasti, si capisce, il gioco non è spumeggiante e forse non lo sarà, ma il momento impone concretezza e fredda aritmetica.

Escludendo la partita sciagurata di Bigica, il Sassuolo in queste prime tre uscite di Ballardini è passato da un possesso palla medio del 45% ad uno del 43%, uno dei dati più bassi. Ha aumentato però la pressione passando da un indice PPDA medio di 16,79 ad uno di 12,71 (sono i passaggi concessi agli avversari per azione). In percentuale si è già passati dal 39% al 41% e questo si può vedere bene nelle uscite contro Roma e Frosinone: il Sassuolo si schiera in pressione come un 4-4-2, con il trequartista o la mezzala che salgono ad aiutare Pinamonti a pressare fin verso l’area. Le marcature a uomo sono datate ma efficaci e la difficoltà avuta dalla Roma lo testimonia.

A livello di occasioni siamo calati, passando da una media di 1,31 xG a partita a una di 0,63 che è molto poco. Questo però bilanciando la difesa dove da una media di 1,92 xG subiti (!) si è scesi a 0,67. Come vedete la forbice tra occasioni create e concesse si è ristretta, al ribasso ma si è ristretta di parecchio raggiungendo quasi il punto di pareggio.

Si vede molto questo dato sui tiri. Oggi facciamo tanti tiri quanto quelli che concediamo (10,3) mentre prima erano 13 e 15 rispettivamente. Per quanto riguarda i tiri in porta, quelli fatti sono passati da 4,56 a 2,67, mentre quelli concessi da 5 a 3,33. Con una riduzione maggiore degli xG subiti rispetto ai gol subiti, capiamo che le occasioni concesse non solo sono diminuite, ma sono diminuite anche in pericolosità.

A questo punto diamo un’occhiata finale al contesto.

IL CALENDARIO E LE ALTRE

Nel Marzo 2014, esattamente 10 anni fa, il Sassuolo arrivava alla 30esima giornata con 21 punti, 28 gol fatti e 57 subiti. Quel Sassuolo si salvò. Oggi nonostante l’ottimismo e la speranza di un cambio di marcia, il Sassuolo è penultimo e di punti ne ha 23 dati da 33 gol fatti e 56 subiti, quindi numeri molto simili. E altrettanto tragici.

Gli scontri salvezza di Udinese e Salernitana con ogni probabilità rappresenteranno il 50% delle possibilità di salvezza, nel senso che la forbice estrema degli 0 o 6 punti rappresenterebbero un passo importante verso la matematica retrocessione o salvezza della stagione: si tratta di 6 dei 27 punti ancora a disposizione, tolti a due dirette concorrenti.

Esaminando il calendario del Sassuolo troviamo tre scontri molto difficili contro il Milan, il Lecce e la Fiorentina, tutte in lotta per piazzamenti europei o diretti concorrenti per la salvezza. Potrebbero però essere più comodo il resto del palinsesto: la sfida con l’Inter potrebbe essere quella dello scudetto, una scena già vista al Mapei Stadium e che speriamo francamente di non rivedere. Difficile comunque puntare su quella sfida che potrebbe essere persa o vinta già in partenza.

Il Genoa potrebbe già essere salvo e il Cagliari invece rivelarsi appuntamento decisivo e forse più facile del previsto, dal momento che trattandosi della penultima giornata la squadra sarda potrebbe già essere salva o retrocessa. Infine la Lazio allo scadere potrebbe giocarsi poco o nulla.

Nelle prossime due partite il Frosinone affronta Genoa e Bologna, l’Empoli Inter e Torino, il Cagliari l’Atalanta e lo scontro diretto contro il Verona che a sua volta incontrerà anche il Genoa. L’Udinese invece dopo di noi avrà l’Inter. Conclude il Lecce con Roma e Milan.

Un semplice elenco fa quindi capire quanto saranno fondamentali i prossimi due incontri. Difficile programmare una corsa a 9 partite mancanti e con 7 squadre coinvolte, più un eventuale miracolo salernitano. Verosimilmente è già giunta l’ora per Ballardini di applicare quanto crede a livello di principi e di gioco, per poi capire a metà Aprile su chi fare la corsa e come studiare al meglio il tutto.

Ai prossimi incontri il Sassuolo di Ballardini ci arriva non ancora del tutto formato, specie dal punto di vista offensivo. Tutto, o molto, si giocherà proprio sul reparto più fragile, ma al contempo quello sul quale la mano del tecnico romagnolo già si è fatta più evidente: la difesa.