Ci stiamo perdendo la crescita di Thorstvedt?

In questo campionato è difficile forse vedere cose positive, ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono crescite sotto gli occhi di tutti, come quella di Matheus Henrique ormai fondamentale per le trame offensive, e allo stesso tempo ci sono sorprese come Daniel Boloca.

E poi c’è Kristian Thorstvedt.

Thorstvedt è arrivato l’anno scorso, questa è la sua seconda stagione al Sassuolo, ed è uno dei tanti giocatori che ha purtroppo il recente timbro di essere costato un po’ troppo. Ben 10 i milioni che il Sassuolo ha sganciato al club belga del Genk.

Dopo aver fatto sfaceli in Eliteserien norvegese a 19 anni (10 gol e 2 assist in 26 partite), il ragazzo era approdato giovanissimo in Belgio e aveva avuto bisogno di un anno per adattarsi. La sua migliore performance risale infatti all’anno precedente il nostro acquisto, stagione 21/22 con 5 gol e e 2 assist. Per poi approdare in Italia a 23 anni.

La scorsa stagione è stato inserito spesso nelle rotazioni, ma raramente tra i titolari (13 gettoni su 31 presenze totali). Ad oggi ha già pareggiato sia il numero di presenze dall’inizio che il minutaggio totale. Insomma, da questo anno è diventato uno degli Undici in maniera chiara.

Lo ha fatto cambiando di molto il suo gioco, o meglio tornando alle sue origini e affidandosi maggiormente alle sue qualità. Se la stagione precedente è stato spesso schierato come mezzala nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1, adesso è sempre più evidente che il suo impiego sia massimizzato da trequartista. In maniera un po’ diversa.

Il suo arrivo era succeduto all’addio di Djuricic non a caso, e alla fine del mercato se ne era andato anche Raspadori che aveva rappresentato il “10” atipico nella stagione passata. A suo modo anche Thorstvedt è molto utile alla punta come lo era Jack.

Fisicamente parliamo di un ragazzo di un metro e novanta e circa 80 kg, un bell’impegno per chi si dovrebbe destreggiare in mezzo al campo. Anzi diciamo pure che numeri alla mano è il centrocampista più alto del campionato. E infatti con la palla tra i piedi lo vediamo spesso non in difficoltà, ma comunque con una velocità congrua alla sua stazza e quindi non sempre rapido ed efficace. Crea mediamente pochi passaggi, con una percentuale di riuscita del 76% che non è certo affrontabile per un centrocampista centrale. Boloca ad esempio viaggia stabilmente sopra il 90%.

La carta vincente è stata spostarlo in posizione da trequartista, in sostituzione delle brutte prestazioni di Nedim Bajrami e non convinti da quelle di Castillejo. Diciamo pure che dall’addio di Raspadori, la “maglia del 10” ipotetica (quella reale sappiamo chi ce l’ha) è rimasta abbastanza senza un padrone.

Con la crescita di Frattesi e Henrique, Dionisi ha preferito sempre schierare un 4-3-3 optando per il trequartista solo per far giocare Traorè. Lo stesso Bajrami, dichiarato centrocampista offensivo, è stato impiegato sull’esterno. Dopo alcune sue prove iniziali questo anno e dopo una breve parentesi con Castillejo, da ormai 10 partite è Thorstvedt il titolare per quel ruolo.

Attenzione a questo dato: da quando Thorstvedt è titolare, la partita con il Bologna di andata, la media di xG del Sassuolo è passata da 1,26 a 1,31. Un aumento piccolo ma su un dato molto influenzabile. Se ad esempio non contassimo Juve, Monza e Bologna, saremmo già a 1,51 ad esempio.

Lui ha contribuito direttamente con 4 gol (e uno annullato inspiegabilmente) e ancora nessun assist. Ma anche in questa statistica c’è la spiegazione del suo gioco.

Confrontato ad un centrocampista medio dei principali campionati europei, il numero 42 eccelle per gol, tiri e xG prodotti. Se invece lo parametriamo ad un centrocampista offensivo o ad un ala eccelle per tocchi, passaggi nell’ultimo terzo di campo e una serie di statistiche difensive quali blocchi, intercettazioni e salvataggi.

In sostanza è quasi una seconda punta con la stazza e il compito di schermare la prima ripartenza e all’occorrenza ripiegare, una cosa vista alla perfezione con il gol recente al Bologna. Allo stesso tempo molto fluido e incerto nel suo posizionamento e molto duttile nell’utilizzo. Anche in campo da questa impressione, o di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, o completamente staccato dall’azione. Senza vie di mezzo.

Particolarmente alto è il valore dei duelli aerei vinti, che sono ben 2 a partita, portandolo oltre il 90°percentile rispetto a tutti i pari ruolo nei top campionati europei. Il Sassuolo di Dionisi ormai si basa maggiormente sul lancio lungo piuttosto che la costruzione dal basso e con Pinamonti spesso circondato da due se non tre maglie avversarie, la testa di Thor è sempre più centrale nel creare una seconda palla o una spizzata vincente. Non è un trequartista creativo, non ha i tocchi e i numeri di chi inventa l’azione dalla stasi. Ha però la forza e l’insistenza di chi si incunea tra le maglie difensive con prepotenza.

Prendiamo ad esempio un panel di centrocampisti offensivi in serie A come Rabiot, Pellegrini, Colpani e Bonaventura. Con il francese quest’anno più coinvolto in impostazione, i numeri del norvegese sono vicini a quelli degli altri tre, superiori a Pellegrini a causa della flessione mourinhana.

Bonaventura e Colpani stanno vivendo un’ottima stagione, con già più reti all’attivo, ma nelle creazione di gioco Thorstvedt non è inferiore di molto. Cambia appunto la qualità, perchè mentre i due nazionali azzurri tendono ad essere più presenti nelle trame, il nostro centrocampista ha spesso il compito del tiro, del tocco sporco o dell’occupazione degli spazi. Un terminale aggiunto, più che parte della catena.

Forse anche i 7 gol di Pinamonti non sono un caso. Si è sempre detto, e ne ha parlato lui stesso, di come la sua indole sia quella di condividere l’attacco con una doppia punta e non a caso la performance di Pinamonti è passata da 0.15 xG a 0.29 xG a partita da quando il norvegese è stabile dietro di lui. Anche qui con una flessione nelle ultime tre gare, però.

La crescita di Thorstvedt è certamente mascherata dal brutto periodo e al momento possiamo parlare di una maggior crescita relativa alla squadra che nelle doti del giocatore, ma potrebbe essere sicuramente un trend positivo per arrivare ad una sua vera e propria maturazione tecnico tattica.

Come dicevamo all’inizio, su di lui pesano valutazione ed aspettative, ma sopratutto il momentaccio che la squadra sta vivendo. Non è un calciatore da cui il gioco dipende, capace di spostare equilibri o decidere le partite con prestazioni visibili e costanti fatte di novanta minuti di superiorità. Lo potremmo vedere come un situazionista, un giocatore in grado di approfittare delle occasioni più che di crearle.

Paga forse più di tutto il non essere il giocatore di cui abbiamo bisogno in questo momento, un comprimario quando non ci sono primi violini. Razionalmente, però, potremmo cominciare ad annotarci della sua crescita e forse sotto sotto sperare anche nel lento sviluppo di un buon giocatore su cui ancora non si vedono sirene delle big.