Anti Sassuolo

Quello visto in queste partite è un Sassuolo che a molti fa storcere il naso, memori di quanto visto in campo (e perchè no, anche fuori) durante il triennio di Roberto De Zerbi alla guida della squadra. Ma la questione non è tutta qui.

Non dobbiamo circoscrivere la seppur breve (e al contempo lunga) storia del Sassuolo in serie A all’epoca del palleggio bresciano, ma è verosimile attribuire due zenit in questi dieci anni: uno appunto con il record di punti in serie A, ben 62, e uno con la qualificazione in Europa appena un punto sotto con Eusebio Di Francesco.

In tutti questi anni, compreso anche il tentativo di avvio della poi disastrosa stagione di Bucchi, la mission del Sassuolo è sempre stata quella di

…Più che un progetto sportivo, la proprietà voleva un progetto di marketing e comunicazione. L’idea era di fare diventare il Sassuolo una “squadra simpatia” con valori condivisibili e ovviamente anche con buoni risultati. La filosofia era chiara: un progetto a lungo termine, centrato su calciatori italiani e allenatori giovani, su un gioco di squadra offensivo e divertente, più che di individualità.

G.Carnevali il 26 Giugno 2023 alla Gazzetta dello Sport

Da tifosi non possiamo che averlo notato e, perchè no, anche concordare. A nessuno piace essere definito un “progetto di marketing e di comunicazione” probabilmente, e potremmo anche parlare di come questo sia riuscito, ma sull’identità della squadra non possiamo che riconoscerci appieno per quello visto in questi anni. Il Sassuolo gioca, propone e a volte, molte volte, viene anche castigato per questo, ma non si stanca mai di provare a creare qualcosa di interessante.

Non abbiamo niente da perdere dopotutto.

Ovvio, il carro della serie A porta in dote una valanga di soldi e di attenzioni che in pochi vorrebbero evitare, ma la realtà di Sassuolo consente anche di guardare con serenità alle difficoltà che ci possono essere lungo il percorso. Senza però intaccare l’ambizione.

Il connubio di ambizione e proposta di gioco ha sempre portato il Sassuolo a sperimentare gioco di squadra per poi fare quadrato in caso di difficoltà di classifica. In questi dieci anni si è oggettivamente rischiato la retrocessione una volta, la prima, ma sia con Iachini che con lo stesso Dionisi la società ha mostrato la volontà di compattarsi per scongiurare il peggio.

Tutto però con una premessa: questo anno è andato così, ma il prossimo…

Fu questa illuminazione nel 2018 a portare alla sostituzione di Giuseppe Iachini, solido risultatista fresco di salvezza, con Roberto De Zerbi che peraltro il primo anno fece lo stesso numero di punti del precedente, solo 43. Eppure da lì in poi fu storia.

Al di là degli eccelsi risultati e al di là del calo di punti, che possiamo spiegarci in tanti modi, facendo un discorso a tutto tondo sull’operato del Sassuolo dentro e fuori dal campo, quello che da tifosi e appassionati di calcio ci rende un po’spaesati è la ormai evidente mancanza di quella “firma” che ci aveva contraddistinti per quanto riguarda il gioco. La mancanza di un’identità.

Alessio Dionisi è arrivato qui dopo la vittoria del campionato di serie B, alla guida di una squadra dall’identità precisa. Non si potevano riscontrare individualità importanti tra Leo Stulac, Leonardo Mancuso, Nicolas Haas, Simone Romagnoli e Dimitros Nikolau. Questi i 5 giocatori, assieme al portiere Alberto Brignoli, ad aver accumulato più minutaggio in quel campionato.

Non è un caso che ad oggi solo uno, Romagnoli, giochi ancora in serie A e al Frosinone. Tra quelli che ce l’hanno fatta contiamo Casale ora alla Lazio, Ricci oggi al Torino, Parisi alla Fiorentina e ovviamente Nedim Bajrami. Solo 93 minuti in tutto per Viti, nessuno per Baldanzi e Asslani ancora molto giovani.

Quell’Empoli aveva una struttura solida, basata su un 4-3-1-2 tanto atipico quanto rodato. Oltre ad avere il maggior numero di gol segnati e la migliore differenza reti, era anche la squadra con il maggior numero di xG, di tiri in porta e di tiri totali. 

A livello di possesso palla, la squadra era seconda praticamente in tutte le statistiche al solo Monza, arrivato terzo quell’anno ed eliminato ai playoff nonostante un certo Frattesi. Con il 54,3% di possesso palla, era secondo per prese possesso, tocchi, passaggi, passaggi rasoterra e percentuale di passaggi completati oltre che di controlli palla.

Era una squadra riconoscibile, molto peculiare, che con la continua ricerca di triangoli in mezzo al campo sembrava approfittare delle confusione generata giocando negli spazi stretti, con i proprio giocatori che sapevano a memoria come muoversi e gli avversari confusi in fase di marcatura.

A Sassuolo Dionisi ha trovato una rosa nettamente diversa, in cui il giocatore fondamentale è un esterno alto e in cui non si è mai utilizzata la doppia punta. Oltre a questo, il centrocampo “ereditato” era rodato per giocare a due, con una carenza impressionante di mezzali.

Non a caso in questi anni sono arrivati 6 centrocampisti (Frattesi, Henrique, Thorstvedt, Harroui, Boloca, Racic), contro ad esempio 3 difensori centrali (Ruan, Erlic e Viti) o 5 punte (Scamacca, Moro, Alvarez, Pinamonti, Mulattieri)… o 4 esterni alti (Laurientè, Antiste, Ceide e Castillejo). Non a caso il giocatore più valorizzato in assoluto dal mister (per ora) è stata una mezzala, ovvero Davide Frattesi.

Quello però che emerge oggi dai numeri e che risalta agli occhi, è una profonda confusione in fase di impostazione da parte di quasi tutta la squadra.

Prima della partita contro il Bologna, il Sassuolo segnava il 45% di possesso palla, il dato più basso dal 2016 e in costante diminuzione in questi tre anni. Alla stregua del possesso, anche la pressione (indice PPDA) è stabilmente calata da quattro anni e ad oggi segna il dato più basso di sempre.

Il Sassuolo non pressa l’avversario nella sua metà campo e non gestisce la palla nel tempo, preferendo innescare rapide ripartenze. Ne risulta una povertà offensiva rilevante.

Con soli 9.88 non-penalty xG (cioè gli xG che non considerano i rigori), il Sassuolo ha prodotto poche occasioni qualitative come non faceva anche qui dal 2016. A questo poi aggiungiamo che da quinta squadra in A per numero di tiri totali, il Sassuolo è sestultimo per xG creati.

In pratica, non crea bene occasioni pulite.

Ne è una prova anche il vanto statistico di questo periodo, il numero di gol da fuori area. Con quello di Daniel Boloca sono arrivati a 6 i tiri segnati da oltre il rettangolo, un record nei primi 5 campionati europei. Se però a questi ci aggiungiamo due rigori e un autogol, dei 13 gol realizzati ne rimangono solo 4 segnati dentro l’area.

Quattro gol in dieci partite da dentro l’area, di cui due di testa di Pinamonti perchè provenienti da cross. L’ultimo gol da dentro l’area è quello di Bajrami contro l’Inter.

Nella partita contro il Bologna, il Sassuolo si è inoltre ritrovato in una situazione nuova, ovvero quella di una squadra che non pressa e che lascia giocare. Nonostante questo, spesso i neroverdi hanno affrettato il passaggio o si sono inalberati in una conduzione sterile, perdendo in fretta la palla e concedendo il 59% di gioco agli avversari. 

Abbiamo raccolto qualche immagine per provare a mostrare in quante e quali occasioni nel primo tempo, la squadra si è ritrovata con il pallone e ha dato l’idea di non sapere bene cosa farsene.

Al minuto 10 ad esempio Boloca rientra in difesa (sui suoi movimenti in copertura potremmo spendere parole positive) e recupera una palla centrale. Poi chiuso in maniera sistematica dal Bologna si allarga sulla sinistra e si alza fino a ritrovarsi in trappola.

In questo frangente sta ovviamente per perdere il pallone visto che le linee sono chiuse, persino da Zirkzee che può puntare il terzino dietro. Laurientè sta scattando, ma nè Pinamonti e nè Bajrami sembrano interessati a puntare il vuoto alle spalle di Orsolini. Anche Thorstvedt potrebbe farlo o quantomeno avvicinarsi per uno scarico. Nessuno aiuterà Boloca.

Pochi minuti dopo Laurientè sta attaccando sulla sinistra e decide improvvisamente di sterzare verso il centro. Un movimento tutto sommato prevedibile, è una delle alternative che ha l’esterno alto, eppure nessuno sembra sapere cosa fare a seguito di questo.

L’unico a muoversi è Pinamonti, che attacca la profondità pur essendo coperto. Il movimento è corretto ma nessuno lo sfrutta: Bajrami non lo vede e rimane fermo, Berardi rallenta dubbioso se restare largo o provare a rientrare. Vina ha fatto un movimento per nulla e si trova completamente tagliato fuori dalle linee e chiuso tra 4 avversari. Thorstvedt era troppo vicino e deve addirittura fermarsi per non intralciare il movimento del francese, limitandosi ad essere uno sterile scarico.

Un’altra immagine della confusione che aleggia sulla sinistra. Vina si trova in una situazione rischiosa (e anche qui potremmo parlare della sua propensione a farlo), ma trova una linea di passaggio tra due avversari.

Il problema è che sia Bajrami che Laurientè vanno sul pallone. Non si capisce bene perchè Laurientè sia così stretto, tanto che De Silvestri lo molla. Potrebbe anche essere un modo per disimpegnarsi, però a quel punto Bajrami dovrebbe staccarsi. Invece entrambi vanno sul pallone e “litigano” perdendo il tempo di gioco.

Le cose non vanno bene nemmeno sulla destra. Dopo aver attaccato in ripartenza a sinistra, il Sassuolo scarica palla a Boloca che da pivot dovrebbe girarla a Toljan per chiudere il giro palla. Lo schema è corretto, con Laurientè, Bajrami, Pinamonti, Berardi e Thorstvedt già pronti ad attaccare l’area. Peccato che ci sia un intoppo.

Toljan non è salito, Boloca si orienta verso il lato destro e non trova nessuno. Fortunatamente nessuno del Bologna sale in pressione, preoccupati dall’ingresso degli altri giocatori. Saelemakers prova a schermare il passaggio diretto, ma il terzino sinistro non si preoccupa nemmeno di salire perchè sa che la giocata ovvia sarà un cross in mezzo all’area.

Che puntualmente arriva, senza essere particolarmente pericoloso: il Bologna è schierato in area al gran completo con tutto il tempo di impostare le marcature.

L’ultima bruttura arriva con una ripartenza sul finire della prima frazione. Boloca gira la palla, Laurientè sarebbe già largo ma lui sceglie di passare nell’intermedio centrale. Dove però ci sono due giocatori che si pestano i piedi.

Anche qui, è abbastanza “grave” che durante una ripartenza ci siano due giocatori nello stesso spazio dal momento che è la fase in cui l’occupazione degli spazi corretta porta più vantaggio assoluto. Anche in questo caso infatti l’azione non sarà pericolosa.

A conclusione della partita i tiri saranno 17, di cui 8 da fuori area. Ben 9 quindi saranno effettuati da dentro l’area, ma con una pericolosità media bassa: contando 0,86 xG totali, ogni tiro ha avuto una media di 0,05 xG. Tradotto: statisticamente per fare un gol abbiamo bisogno di fare 20 tiri così. Il Bologna ha avuto un indice praticamente doppio.

Arrivando alle somme, il Sassuolo è quindi diventato una squadra che non imposta il gioco, concede agli avversari di creare il loro, punta ad assorbire l’impatto, recuperare palla vicino alla propria porta e provare a risalire rapidamente il campo.

Siamo diventati in pratica le squadra tipo che affrontava il Sassuolo di De Zerbi, quelle che definivamo l’anti Sassuolo.

Questo lega indissolubilmente la prestazione in campo allo stato di forma dei singoli, tema che teoricamente non rientrava nei piani di Carnevali. Ma va da sé che una struttura di gioco così pensata si basi tanto sulle decisioni dei singoli, che se non corrette portano a inevitabili danni. A questo punto lo stato di forma di Laurientè, Berardi e Pinamonti si rivela fondamentale per creare occasioni e se non “imbeccano” la partita, spesso si deve attendere.

Sono 10 i gol realizzati da loro tre. Su 12. Gli altri due sono arrivati da Bajrami e appunto da Boloca che possiamo considerare il primo “non attaccante” a segnare in questo campionato per noi.

L’ultimo tema poi sono i giovani.

Il focus di Carnevali in realtà verteva su “allenatori giovani”, senza per forza passare dai giocatori. Va però detto che negli ultimi anni il lavoro sui talenti è stato encomiabile e che a livello economico è ben più difficile monetizzare un 30enne seppur eccezionale.

Considerati i giovani come si considerano a livello internazionale (ovvero sotto i 21 anni, annata 2003, contrariamente a chi ritiene che un classe 1998 o 1999 possa essere “giovane”) il Sassuolo ha messo in rosa Missori, Volpato e Lipani con al più Viti che è comunque un 2002. Prendendo l’età media dei primi 10 giocatori impiegati (escluso il portere) abbiamo un risultato di 25,3 anni. Non male, ma nemmeno benissimo: nessuno di questi giocatori ha meno di 24, il più giovane è Ruan Tressoldi.

Lo scorso anno era 24,8 e quello prima 24,1. L’ultimo anno di De Zerbi era 24,4 e da due anni non compare in questa top ten un giocatore con 21 o meno anni. In pratica, vecchi non siamo certo, ma il percorso sembra matematicamente in crescita a livello anagrafico.

Il campionato però è appena iniziato, e da tifosi siamo anche stati i primi sostenitori nell’avere giocatori di esperienza per cominciare ad ottenere risultati. La critica qui sta proprio nella correlazione tra età media e quanto visto in campo: un percorso di crescita di giovani giocatori può essere accompagnato da scossoni di risultato, ma a fronte di queste prime non esaltanti 10 partite non possiamo nemmeno trovare consolazione in questo.

Questo per dire, semplicemente, che questo è il nuovo Sassuolo.

Può piacere o non piacere, lo scopo di questo articolo è certamente criticare alcune cose migliorabili sul campo come visto in fase di impostazione, ma anche di far passare il messaggio che questo Sassuolo è diverso da quello a cui eravamo abituati.

La squadra è molto più simile a quelle che affrontavano il Sassuolo piuttosto che il “vecchio” Sassuolo, l’intenzione è di arrivare in porta con meno passaggi e con strade che passano più per lo spunto del singolo piuttosto che la fitta trama di giocate di squadra. La crisi “estetica” che un tifoso può ravvisare è data tanto da imprecisioni, quanto da volontà.

Funzionerà o non funzionerà? Per il momento non sta funzionando, perchè per quanto la squadra navighi in zone tranquille (o forse proprio per questo) la ricerca del continuo sfruttamento degli episodi al posto della gestione temporale del gioco espone la squadra a maggiore variabilità di prestazioni.

Giocatori e allenatori sembrano tutti in attesa di una “svolta”, qualcosa capace di far scattare un meccanismo per cui il Sassuolo improvvisamente si troverà in campo per posizioni e intenzioni corrette e a quel punto comincerà a diventare pericoloso perché imprevedibile e costante nelle schermature difensive. Qualcosa dopotutto che è già successo più di una volta.

La sensazione è che sia su questa scommessa che si basa la stagione di Dionisi e del progetto attuale.